tempo

February 7, 2010 by itanlian

Il tempo è una distorsione dinamica del presente

zensei

February 3, 2010 by itanlian

Joseki come koan: La libertà comincia dove finisce la possibilità di scelta

buon 2010!

December 31, 2009 by itanlian

31 dic 2009

 È stato un anno penoso, tutto all’insegna della desolante conferma che il mondo in cui vivo è una diafana e caliginosa proiezione della mia mente debole e contraddittoria.

Il Go ha avuto un ruolo importante in questo riconoscimento senza appello.

Ringrazio profondamente tutti i miei compagni di gioco che hanno avuto la cortesia di avermi fatto vedere sul goban le loro proiezioni mentali e di avermi dato la possibilità di confrontarle con le mie, arricchendomi.

A voi tutti un riconoscente augurio di 1000 entusiasmanti partite nel 2010

peter pan

August 20, 2009 by itanlian

 

ki su 9x9

Ieri sul goban è apparso il kangi del Ki, e il goban si è rivelato ancora una volta per ciò che è: il non luogo del fanciullo che è in noi, l’unico che ha accesso all’ Isola che non c’è

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all’isola che non c’è.

Forse questo ti sembrerà un po’ strano,
ma la ragione ti ha un po’ preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un’isola che non c’è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

Son d’accordo con voi,
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c’è mai la guerra,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.

Son d’accordo con voi,
niente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l’isola che non c’è!
E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!

E. Bennato

pietre di sole

August 6, 2009 by itanlian

sabina 01

 

un immenso Grazie a Carolina, la Vestale

 

GiusSun

goban che sogna

armonie senza tempo

qui, ora, sempre

pietre di sole

quel gran genio del mio amico
lui saprebbe cosa fare
lui saprebbe come aggiustare
con un cacciavite in mano fa miracoli
ti regolerebbe il minimo
alzandolo un po’
e non picchieresti in testa
cosi’ forte no
e potresti ripartire certamente
non volare ma viaggiare
si viaggiare
evitando le buche piu’ dure
senza per questo cader nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore
dolcemente viaggiare
rallentando per poi accellerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore
e tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada
per saper dove andare con coraggio
gentilmente gentilmente
dolcemente viaggiare
quel gran genio del mio amico
con le mani sporche d’olio
capirebbe molto meglio meglio certo
di buttare riparare
pulirebbe forse il filtro
soffiandoci un po’
scinderesti poi la gente
quella chiara dalla no
e potresti ripartire
certamente non volare ma viaggiare
si viaggiare
evitando le buche piu’ dure
senza per questo cadere nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore
dolcemente viaggiare
rallentando per poi accellerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore
e tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada
per saper dove andare
con coraggio gentilmente gentilmente
dolcemente viaggiare

danza

July 1, 2009 by itanlian

Adele gioca

con un fiore in bocca,

a piedi nudi!

 adele - gius - haiku

 

Danze lievi

sul goban, respirando

le tue simmetrie

educazione allo sguardo

June 3, 2009 by itanlian

 

Vorrei riferire un esempio che faceva Tsuda Itsuo Sensei per spiegarci un aspetto dell’Aiki. Usiamo un po’ di immaginazione.

Posiamo in verticale una matita lunga 10 centimetri, diametro 1 centimetro.

Chi non ha mai visto una matita non ha idea di cosa sia, e qui si apre un discorso molto interessante, ma marginale all’esempio proposto.

Diciamo per semplicità che tutti sappiamo cosa è una matita, e quindi la riconosciamo subito.

Immaginiamo di ingrandirla 1.000.000 di volte. Diventa lunga 100 chilometri, diametro 10 chilometri, diametro un chilometro. Già non la riconosciamo più, a meno di non allontanarci a sufficienza per vederla tutta. Ma non è semplice. Deve essere una giornata senza nuvole, e in ogni caso è più alta dell’atmosfera che circonda il pianeta. A occhio nudo riconoscere che è una matita deve essere una bella impresa…

Finché qualcuno non la riconosce da un satellite artificiale in orbita, praticamente tutti possono dire tutto quello che vogliono su cosa sia.

Piccolo inciso: la matita rimane la stessa, cioè il numero di atomi da cui è composta non cambia.

Immaginiamo ora di ingrandire la matita un miliardo di volte. Diventa lunga 100.000 chilometri, diametro 10.000 chilometri, un oggetto lungo un terzo della distanza tra il nostro pianeta e il suo satellite, tanto per intenderci. Non ricordo i dati esatti, ma ora la matita dovrebbe assumere un aspetto più o meno gassoso.

Se ingrandiamo ancora finiremo per vedere solo gli atomi, perdendo totalmente la percezione che sono quelli della matita.

Un esempio assurdo, non c’è che dire, usato per rompere i nostri schemi mentali.

Mi è tornato in mente studiando fuseki, perché se si ingrandisce una forma base lunga 5 komoku fino a farla diventare grande quanto il goban non la si riconosce più.

Un esempio è riportato in gius.altervista.org/miscellanea/educazione allo sguardo.

sentirsi guardati

April 29, 2009 by itanlian

occhio1

 

orbita vuota

immobile sguardo

che interroga

a ritroso nel tempo

March 10, 2009 by itanlian

carpa-jpeg

Forse ho dovuto conoscere Sunjang Baduk per rendermi conto che anche nel Go stavo cercando di risalire verso le origini, come avevo fatto con l’Aiki.

Coazione a ripetere :-)

Certo che ci sono cose ben misteriose nelle nostre vite. Quando ho incontrato lo Zen verso la fine degli anni 70, naturalmente mi è stato dato il koan su cui meditare per la vita: “Sul ghiaccio non si lasciano tracce”. E altrettanto naturalmente non ci ho visto nessuna connessione con le mie vicende personali, né con il mio intimo :-)

Dopo trent’anni comincio a capire qualcosa del perché mi è stato dato proprio quel Koan, ma all’inizio sono stato affascinato da un altro Koan, sul quale mi ero imbattuto per conto mio: “Qual’è il tuo viso prima di essere nato?”

A ritroso nel tempo insomma…

E quando ho incontrato Tsuda Itsuo Sensei, la persona che in assoluto ha inciso di più nella mia vita, quasi subito si è presentata di nuovo la mia tendenza a risalire verso le origini.

Tsuda Sensei una volta all’anno si dedicava alla calligrafia. Gli piacevano gli ideogrammi nella loro forma antica, e amava dipingerli con la tecnica batik. Ne faceva una serie, che poi esponeva al dojo senza traduzione, invitando i praticanti a guardarli e a indicare quale preferivano, indipendentemente dal loro significato.

E così feci anch’io, e fui colpito da una calligrafia che desiderai avere per me. Ne chiesi il significato. Tsuda Sensei mi rispose che si trattava della ben nota metafora “La carpa risale alle sorgente per deporre le uova; deponendole muore e diventa dragone”.

E così riappariva di nuovo questa direzione “contro-corrente”, questa predilezione a risalire un flusso, quella che poi ha caratterizzato tutta la mia vita di praticante.  Ormai la considero del tutto naturale, ma come faccia parte di me rimane un assoluto mistero :-)

Francamente è anche imbarazzante: la sensazione più forte che ne ho è che io ne venga agito perfino mio malgrado, destabilizzandomi continuamente come “individuo senziente”… ma dandomi anche la possibilità di sentire una appartenenza a quella che viene chiamata “la Via dell’acqua che scorre”.

cascata

 E’ celebre la descrizione che ne ha fatto un Maestro Zen. La Vita è come un fiume. Quando il fiume incontra un brusco dislivello, esso precipita, e parte della sua acqua si nebulizza nel salto, per poi riprendere la sua compattezza e proseguire. Noi individui siamo come queste particelle d’acqua sospese in aria, per il tempo in cui siamo “staccate” dal fiume. Ed è come se in questo particolare stato e periodo di tempo non ci rendessimo più conto di essere comunque sempre parte del fiume.

In realtà la “scoperta” che nella nostra individualità ci sono delle “matrici” che sembrerebbero addirittura pre-natali, è un fenomeno dovuto al risveglio di una funzione mentale chiamata visualizzazione, la cui “efficienza” dipende dallo stato del ventre.

Nel mio caso, la sensazione è come quella del ricordarsi improvvisamente di qualcosa. Questa funzione mentale è collegata con l’attività onirica, l’intuizione, la divinazione, la respirazione, la percezione del Ki. E’ un aspetto della mente che sostanzialmente è di intralcio all’uomo “moderno” a causa della sua estrema fluidità e inaffidabilità in un contesto di “prestazioni certe” e “posizioni sociali predefinite” così come lo conosciamo oggi. Un “oggi” iniziato in Occidente, forse, grosso modo con quello che viene chiamato Rinascimento.

Per tornare a Sunjang Baduk, la sua posizione iniziale sul goban è chiaramente un kata di fuseki sulla “linea dell’uomo”.

Ci fu un tempo, quindi, in cui il Baduk era “una pratica di indagine e conoscenza del Sé” simile alla pratica del mandala, là dove il goban ha la funzione del temenos alchemico. Il Sunjang sembra quindi una specifica posizione per praticare un qualcosa di “preciso” in questo ambito. In effetti le partite che ne derivano hanno un andamento particolare, come ha rilevato immediatamente Federico Odorizzi, un giocatore non certo in odore di “stranezze esoteriche” come il sottoscritto :-)

Dal Sunjang al lancio casuale delle pietre come pratica divinatoria, il passo indietro nel tempo è breve. La posizione che ne deriva è una “fotografia” della nostra condizione attuale, lo specchio del nostro passato quindi, da cui partire per infiniti futuri possibili . Nero è il meditante, bianco il contesto che si muove e interagisce con lui.

Il lancio casuale delle pietre sul goban mi era stato presentato come un modo divertente per studiare e insegnare le regole e i principi del Go come gioco. Ne ho riportato un esempio in gius.altervista.org.

Ho fatto un ulteriore passo :-) e ho cominciato a fare partite iniziando da lanci casuali. Non ho compagni di gioco con cui condividere questa esperienza, quindi uso i programmi di Go in circolazione. E che cosa scopro? Che un algoritmo, con il suo vagabondare casuale (piacerebbe a chi fa I King) in un milione di partite possibili per ”scegliere” la mossa successiva, sembra perfetto per il ruolo di bianco…

Il mio Koan si è evoluto? Una mente e un algoritmo che passeggiano a braccetto su un goban non lasciano tracce…

gius.altervista.org/prima di sunjang

autostima

January 5, 2009 by itanlian

Il commento di Guido al post “i gradi nel go” tocca il punto cruciale dell’autostima.

Perché cruciale? Non ci si può lanciare in nessuna impresa senza autostima, ecco perché. Eppure forse non c’è niente di più scivoloso e ingannevole dell’autostima :-)

Persone come Guido sono “Capitani di Lungo Corso” in autostima e spero che interverranno ancora per raccontarci le loro esperienze. Io intanto butto qui qualche considerazione di “piccolo cabotaggio” in acque basse.

Il primo avvertimento di cui ho percepito il grande impatto mi viene dallo Zen: non si è mai pronti per iniziare, e lo si è sempre. L’ho sempre trovato di una verità inconfutabile. Se ci valutiamo con un minimo di distacco, non possiamo far altro che riconoscere l’estrema pochezza della nostra conoscenza e risorse personali. Eppure questo è quel che siamo e abbiamo, e da qui possiamo sempre iniziare. Se ci diciamo: inizierò quando “ne saprò di più”, non entreremo mai in azione. Dobbiamo accettarci per quello che si è, e averne stima.

Avendo avuto il piacere di seguire l’avvertimento Zen, ho potuto rendermi conto ben presto che non avrei potuto continuare senza una solida autostima :-) E allo stesso tempo mi sono reso conto che se volevo progredire non potevo far altro che rimettermi continuamente in discussione :-) Insomma un’autostima in perenne autodistruzione…

Questa apparente contraddizione in termini in realtà è tale solo da un punto di vista razionale. Nel percorso che seguivo questo fenomeno era perfettamente conosciuto, e lo strumento fornito per non andare in stallo era la semplice pratica di rimettersi sempre a Zero. Mi riferisco all’Aiki, per chi fosse interessato.

Se guardiamo ad una partita di Go da questo punto di vista, siamo competamente in tema: mai pronti a iniziare, eppure sempre pronti.

Quando ho cominciato a giocare a Go, naturalmente ne ho riconosciuto immediatamente l’immensa potenzialità di praticare l’autostima in modo corretto. Ricordo di aver fatto domande in proposito ai giocatori, all’epoca. Domande non adatte ai miei interlocutori, colpa mia ovviamente, ma altre non ne avevo. Eppure una risposta estremamente precisa l’ho avuta da Fernando Fernandez: due hoshi e via incontro ad una nuova avventura! Peccato non sia riuscito a tampinarlo di più…

E durante la partita quasi ad ogni mossa entra in gioco l’autostima. Ho raccolto qualche frase in proposito da giocatori di grande sperienza.

  • L’ottimista ha migliori risultati del pessimista
  • Se la sequenza conosciuta non sembra soddisfacente, non esitare a scartarla e a iniziarne una sconosciuta
  • Trova la prima mossa e il cielo aiuterà
  • Abbi fiducia nel tuo Go
  • Se sei in dubbio se sia necessario difendere, non farlo, piuttosto prendi un sente o un grande punto strategico
  • Fermati per vedere le intenzioni del compagno
  • Se hai di fronte una situazione troppo fluida, prediligi le mosse che risolvono, o impostano, qualcosa in un colpo solo
  • Se l’interesse a vincere ha un calo, si diventa immediatamente più deboli, i Kyu anche di 5 pietre

Quando poi ci troviamo in svantaggio, non ci viene richiesto forse un supplemento esponenziale di autostima? :-) Ricordo di aver giocato in Giappone una sola partita che abbia destato qualche interesse. E’ successo a un torneo della Nihon Kiin per il conseguimento di un grado ufficiale. Mi sono accorto all’improvviso di essere indietro, ho trovato un aji negativo residuo, l’ho preso e ho lottato per decine di mosse per riuscire a sfruttarlo. E’ l’unica volta che ho ricevuto dei complimenti…

L’autostima non va confusa ovviamente con la boria, l’arroganza, la prepotenza, la faciloneria, l’egotismo, il menefreghismo, la supponenza, il narcisismo e altre simili amenità che ci affliggono. Il fanatismo sembra più facilmente identificabile.

E purtroppo le persone che cercano una autostima sana ed equilibrata hanno spesso una struttura psicologica delicata, di per sé esposta alle incursioni dei predatori, quasi incompatibile con le arene gladiatorie.

Nei pochissimi ambienti di Go che ho avuto l’opportunità di frequentare non ho mai trovato una adeguata sensibilità e attenzione per i giocatori di questo tipo. Se qualcuno ne ha conosciuti me lo segnali, per favore. Grazie!