In Kgs, stanza italiana, venne pesantemente criticato un giocatore italiano senza grado egf che si era iscritto a un Congresso Europeo come 1° Dan. Tutti ritenevano che non lo fosse, e quindi che avrebbe falsato i risultati del Torneo e danneggiato le classifiche. Un comportamento inqualificabile insomma.
Ricordo di non essere stato d’accordo, e dissi che se questo giocatore aveva la fibra di affrontare lo stress di perdere tutte le sue partite, il Congresso era una buona occasione per giocare 10 partite con i Dan, opportunità piuttosto remota in Italia, ma anche in KGS. Ritenevo quindi che fosse un buon modo per usare un Torneo, e gli facevo tanto di cappello, se non altro perché io non me la sarei proprio sentita…
Mi fu risposto che se questo era il conto in cui tenevo i gradi e i Tornei tanto valeva che smettessi di giocare a Go, perché il Go non esiste senza di essi.
Al Congresso Europeo di cui sopra, effettivamente il giocatore tanto criticato ebbe un pessimo risultato in termini di vittorie, ma per i meccanismi di conteggio comunque se ne tornò a casa con il grado di 1° Dan.
In contemporanea successe una cosa divertente: il capofila dei Critici si iscrisse anche lui a quel Congresso con il suo consolidato grado EGF e ottenne gli stessi risultati del “falso” 1° Dan, quindi danneggiando allo stesso modo anche lui Torneo e classifiche
Non mi risulta che in KGS, stanza italiana, ci sia mai stata qualche riflessione in proposito, peccato…
Io ci ho riflettuto invece, perché non è la prima volta che mi viene detto che la mia comprensione del Go non è corretta. In effetti è da anni che provo un senso di disagio nei confronti del Go.
Da una parte ho scolpito nel cuore e nella mente come il Go mi è stato presentato da Tsuda Sensei e come lo praticava Tangen Sensei: un Via Spirituale.
Da un’altra ho impresse a fuoco due ”dediche” che mi sono state fatte da Professionisti di Go da cui ho avuto la fortuna di ricevere insegnamenti. La prima: il Go è Sogno e Romanzo. La seconda: abbiamo imparato a vincere partite, ma non che cosa sia il Go.
Da un’altra ancora c’è la constatazione quotidiana di quel che mi arriva dalla mia esperienza sul “campo”: il limitarsi a un monotono, quasi maniacale sforzo di imparare a rosicchiare qualcosa in più, cioè niente di diverso da quel che già facciamo sempre nel quotidiano a tutti i livelli.
Se il Go “moderno” è questo, il consiglio che mi è stato dato di smettere di giocare a Go è un buon consiglio. La mia innata propensione all’avidità mi ha dato e mi dà abbastanza problemi da non gradire di potenziarla ulteriormente con un gioco che insegna a rosicchiare di più di un altro. In questo senso è una fortuna che non sia dotato di abilità di lettura, una tentazione in meno
Che farne invece del consiglio/ordine/testamento di Tsuda Sensei di praticare il Go per “arricchire/completare” i miei studi, e della pazienza sconfinata di Tangen Sensei nel cercare di alleviare il mio scoramento dandomi chiavi di comprensione che potessero aiutarmi a rialzarmi e rimettermi in cammino?
Francamente non so, ma finché mi capita, quella volta ogni 2/3 anni, di rendermi improvvisamente e inaspettatamente conto che il goban ha accettato di svelarmi, attraverso le pietre, qualcosa in più di sé, mi sarà difficile smettere di praticare Go, se non altro perché ogni volta che succede ho dei tali salti di livello in Seitai e Aiki da lasciarmi assolutamente stupefatto e deliziato
Ma non cercate di convincermi che senza gradi e tornei il Go non esiste. E già che ci sono mi permetto di consigliarvi di stare attenti: la pratica dello sminuire ciò che non comprendiamo per riportarlo al nostro livello attuale di comprensione conduce all’involuzione.
Comunque, per chi fosse interessato, vorrei riferire quel che so a proposito del sistema dei gradi nel Go, prima che si riducessero alla funzione di semplici indicatori di forza relativa.
Nel Go sono internazionalmente usati i termini Kyu e Dan, giapponesi. Essi sono usati comunemente in tutte le arti e mestieri. Il Kyu è un grado di apprendistato, il Dan di maestria. Per esempio la madre della mia ospite a Osaka eraIcs Dan in uncinetto (o ricamo non ricordo più) e Ics Dan in Haiku.
A una fiera ebbi l’occasione di assistere a una dimostrazione di una scuola di Soba. Il 1°Dan veniva dato a chi era in grado di farli alla perfezione in Tot minuti. Chi riusciva a farli più rapidamente aveva gradi di Dan più alti.
Questo è il sistema generale di valutazione amatoriale e professionale a cui il Go riferisce (il percorso professionale è tenuto distinto da quello amatoriale), con una precisazione però. Essendo considerato il Go un’arte marziale, il riferimento è al peculiare significato di Kyu e Dan nelle Arti Marziali tradizionali. Essendo le Arti Marziali tradizionali non solo delle scuole tecniche di combattimento, ma delle vere e proprie Pratiche Spirituali, l’uso di Kyu e Dan è riferito alle tappe di un Percorso Spirituale, già noto in Cina molto prima che il Giappone esistesse (non geograficamente ovviamente, ma come entità socio-politica a se stante).
Quel che so si riferisce a queste Arti Antiche. Non ho idea del perché e del come, ma queste tappe erano le stesse anche da noi (Europa – bacino mediterraneo – Asia Minore), quindi è facile parlarne usando i termini della nostra tradizione. Per semplicità ci si riferisce a colori.
1 – Il principiante è Bianco. Il Bianco della luce che acceca
2 – Prima Tappa Kyu: il Giallo/Arancio, il colore dell’elemento Fuoco, nel suo aspetto dolce di fonte di calore utile, che diventa Rosso nel suo aspetto distruttivo
3 – Seconda Tappa Kyu: il Verde, il colore dell’Elemento Acqua, fluida, scorrevole, pervasiva, solvente, essenziale alla Vita
4 – Terza tappa Kyu: il Blu, il colore dell’Elemento Aria, immobile nel suo insieme, infinitamente mobile nei suoi Venti
6 – Quarta tappa Kyu: il Marrone, il colore dell’Elemento Terra, l’energia che viene dal basso, nutrimento e tellurismo
Queste sono le tappe Kyu, un percorso circolare che tocca e indaga le componenti primarie del nostro Essere, tenendo conto di una sperimentata gradualità nella difficoltà di approccio. Uno studio “filo-sofico” sostenuto da un allenamento psico-fisico totalmente sperimentale e pragmatico.
Se si finisce il giro abbiamo l’ultimo colore: il Nero. E’ lo stesso “lu0go” del Bianco, ma ora il praticante non è più accecato dalla luce, può “vedere” luci, usare la luce per illuminare, ed iniziare il percorso delle tappe Dan, quello sostanzialmente simbolizzato dai pianeti a cui sono dedicati i giorni della nostra setti-mana.
E naturalmente il Dan ripercorrerà ancora le tappe Kyu, ma ad altri livelli, in un movimento a spirale senza fine.
Che tutto ciò conduca a una maggior “forza” è un effetto insito nel processo, è ovvio. Ma vale l’avvertimento di Tsuda Sensei: attenzione a non scambiare l’ombra di una statua per la statua stessa.